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Articolo sulla rivista CDA

 

“ASPIRAPOLVERE CENTRALIZZATO”

Non solo pulizia…

di Marcello de Stermich

 

 

Non credo sia necessaria una lunga introduzione per illustrare la funzione di un aspirapolvere nel contesto di un corretto mantenimento della salubrità di un ambiente abitato, sia esso domestico, terziario o industriale.

Vorrei in realtà evitare, che la reazione di chi legge questa mia breve nota sia simile a quella che ho avuto io circa 35 anni fa quando, giovane ingegnere immerso nelle problematiche della climatizzazione e della refrigerazione, ho accolto con una certa sufficienza la proposta di un amico americano di occuparmi della diffusione in Italia degli impianti di aspirapolvere centralizzati. Avevo infatti l’impressione che mi si proponesse di vendere scope, detersivi o piccoli elettrodomestici, e comunque di svolgere un’attività prettamente commerciale.

Devo ammettere invece che, superata la perplessità iniziale, ho proceduto con un certo entusiasmo a realizzare le prime installazioni, coinvolgendo amici, parenti e conoscenti; entusiasmo che è andato crescendo di pari passo con le espressioni di viva riconoscenza da parte delle signore, direttamente interessate all’utilizzo di questi impianti (le prime realizzazioni erano prevalentemente domestiche).

Nel corso degli anni, quando ormai gli impianti di aspirapolvere centralizzati venivano installati correntemente anche in edifici terziari e strutture alberghiere, si tendeva a porre in evidenza la potenza di aspirazione, la velocizzazione delle operazioni di pulizia, la silenziosità dovuta al decentramento della macchina aspirante, la sicurezza operativa dovuta all’assenza di prese e cavi elettrici; ma non si è mai riusciti a far emergere con sufficiente autorità scientifica il vero e più grande vantaggio dato da questi impianti: la decisiva funzione di prevenzione contro l’accumulo in ambiente di elementi fortemente nocivi alla salute.

Infatti, mentre nei convegni tecnici si disquisisce sull’ammontare dei ricambi di aria necessari a rendere l’ambiente perfettamente vivibile, si trascura di considerare il principio ultranoto, secondo il quale quanto più un elemento inquinante viene lasciato diffondere in ambiente, tanto più è difficile asportarlo, sia pure usando quantità di ricambi e valori di depressione elevati.

La caratteristica dell’impianto di aspirapolvere centralizzato è appunto quella di asportare da qualsiasi superficie, con una depressione molto elevata ogni particella presente e di non riciclare in ambiente particelle di dimensioni anche inferiori ai 5 micron, che vengono normalmente rilasciate dai filtri in dotazione alla maggior parte degli aspirapolvere portatili. In questa dimensione sono compresi molti elementi nocivi quali acari, batteri, spore e polveri sottili.

Non è privo di significato ricordare che la nascita dell’impianto di aspirapolvere centralizzato a livello domestico, viene attribuita all’inventiva di un padre di famiglia che per alleviare le sofferenze di un figlio dovute ad asma da polveri , ha pensato di provvedere,  sia pure con metodi empirici, a convogliare all’esterno l’aria filtrata di un aspirapolvere portatile.

Come pure non si può trascurare il fatto che i mercati più significativi per questo tipo di impianto si trovano in Canada e nei paesi scandinavi dove le abitazioni, per evidenti motivi ambientali, non possono essere ventilate naturalmente con la dovuta frequenza. In quei paesi, il Governo stesso interviene con sovvenzioni per favorire l’installazione di questo tipo di impianti, allo scopo di ottenere considerevoli risparmi di scala grazie alla ridotta fornitura, da parte dell’assistenza sanitaria, di farmaci contro l’asma e le allergie da polveri sottili.

Per una più corretta informazione in proposito, è interessante acquisire i risultati di alcuni studi, condotti proprio in Canada, dai quali risulta che l’uso di un aspirapolvere crea una turbolenza a livello della superficie trattata, con conseguente diffusione in ambiente di pulviscoli e componenti gassosi. Le varie comparazioni dei metodi di pulizia adottati evidenziano un’efficienza maggiore di circa il 30% a favore dell’impianto centralizzato nella rimozione di particelle residue. Alla fine, si conclude comunque, con una certa dose di ‘frustrazione’, che l’unico sistema per evitare la concentrazione di particelle create dalla turbolenza di cui sopra rimane quello …….. di effettuare le pulizie con maggiore frequenza !

Cos’è l’impianto di aspirapolvere centralizzato


Alla luce delle precedenti considerazioni, emergono più o meno chiaramente i vantaggi dell’utilizzo di un impianto di aspirapolvere centralizzato. Per una migliore comprensione da parte del lettore, ritengo tuttavia opportuno illustrarne brevemente le caratteristiche tecniche.

La macchina aspirante non è più nell’ambiente in cui si effettua la pulizia, ma si trova in un locale decentrato (locale tecnico, ripostiglio, garage, balcone), mentre una rete  di tubazioni in plastica (PVC – Classe 1) di elevato spessore, installata nel sottofondo del pavimento o in contro-soffittatura, collega la macchina alle prese di aspirazione, adeguatamente distribuite nei vari locali, a parete o a pavimento.

Le prese aspiranti sono costituite da un corpo, inserito nell’apposita scatoletta da incasso, e chiuse da uno sportellino con o senza chiave.

Per la pulizia si utilizza un tubo flessibile molto leggero, di lunghezza variabile da 6 a 9 mt, alla cui estremità vengono applicati gli accessori (prolunghe e spazzole) disponibili in una vasta gamma e per gli usi più disparati.

L’inserimento del tubo flessibile nella presa, che è dotata di contatti elettrici a bassa tensione (12/24 Volt) provoca l’avviamento della centrale di aspirazione.

La portata d’aria ottimale ad ogni singola presa, usando tubi flessibili standard da 32 mm, è di 130/150 m3/h, mentre la depressione disponibile alla presa non deve essere inferiore a 1200 mm/H2O. In questo modo, in corrispondenza dell’appoggio della spazzola a terra si ottiene una depressione di ca 750 mm/H2O,  che consente di prelevare in profondità da qualsiasi superficie ogni particella o detrito presente.
La velocità dell’aria nelle tubazioni non deve essere inferiore ai 20 m/sec ed in base a questo dato si procede al dimensionamento delle tubazioni stesse in funzione delle prese aspiranti che vengono aperte contemporaneamente, ovvero della portata d’aria che transita nei vari rami della rete. Il diametro minimo della tubazione, per un solo operatore, è di 50 mm, mentre si arriva  ad un diametro massimo di 150 mm nei montanti principali degli impianti con 6/8 operatori contemporanei.

Nel dimensionare la centrale di aspirazione è necessario calcolare con la massima approssimazione possibile le perdite di carico tra la centrale e la presa di aspirazione più lontana. Queste perdite vanno aggiunte alla depressione utile di 1200 mm/H2O necessaria alla presa più lontana, e aggiungendo un margine di sicurezza del 20 % si  determina il valore di depressione massima che la macchina deve essere in grado di produrre per svolgere in modo ottimale la sua funzione.
La scelta di una macchina sovradimensionata è causa di un inutile spreco di energia a fronte di un aumento irrisorio dell’efficienza della prestazione.

In un impianto dimensionato correttamente, il consumo di energia per ogni operatore non dovrebbe superare il valore di 1/1.5 KWh. Il tempo di utilizzo medio dell’impianto centralizzato in un appartamento non supera in media 1,5 ore settimanali, mentre in un impianto al servizio di un edificio terziario il tempo di utilizzo medio settimanale può arrivare a 4/5 ore settimanali per ogni operatore per arrivare ad un massimo di 6/8 ore settimanali per ogni operatore in un insediamento alberghiero.

Le macchine aspiranti per applicazioni industriali sono dotate di unità filtranti installate sul lato aspirante.
gli aspiratori monoblocco per applicazioni civili o domestiche, invece, possono essere dotati di cartucce o sacchi filtranti in carta o tessuto, oppure di un sistema di raccolta polveri con ciclone integrale.

 

Il sistema ciclonico integrale, nelle sue funzioni più evolute, ha un’efficienza superiore al 98%, che esclude l’uso di filtri, espelle all’esterno i residui micrometrici e riduce i costi di manutenzione. Inoltre, gli aspiratori  con ciclone integrale mantengono sempre inalterata l’efficienza nel tempo al massimo livello, non dovendo subire la penalizzazione di un progressivo intasamento del filtro.

 

Dalla pubblicazione di questa breve relazione su una rivista letta principalmente da architetti, progettisti e tecnici della climatizzazione, penso di potermi ragionevolmente aspettare che l’impianto di aspirapolvere centralizzato acquisti credito come valido strumento di prevenzione per una corretta igiene ambientale, e possa esserne quindi correntemente consigliata ed eventualmente prescritta l’installazione a completamento della gamma dei servizi essenziali comunemente forniti ad edifici residenziali, terziari e alberghieri. 

























Ing. M. de Stermich
AS.C. srl


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